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Sentiero dei Principi

Percorso popolare e molto frequentato, il Sentiero dei Principi è un percorso che offre ampie vedute panoramiche e che conduce fino alla Sacra di San Michele, monumento simbolo del Piemonte. Con partenza dalla borgata Mortera il dislivello è piuttosto contenuto (circa 300 m D+) e anche le distanze, calcolando il ritorno, non superano i 10 chilometri. Durante il percorso ci sono inoltre due punti acqua, utili soprattutto in estate quando fa molto caldo per l’esposizione particolarmente soleggiata.

Perché il Sentiero dei Principi porta questo nome?

Il 25 ottobre 1836, per volere di Carlo Alberto, 27 salme di Casa Savoia dai sotterranei del Duomo di Torino furono trasportate nella navata della Sacra di San Michele con grande apparato e accompagnamento, carabinieri e guardie reali. La partenza avvenne tra le undici e mezzanotte e il tragitto scelto per l’ascesa al Monte Pirchiriano fu la Strada Reale (attuale Corso Francia) e il sentiero che prese poi il nome di Strada dei Principi. Il convoglio di carri e corteo arrivò alla Sacra verso le 11 del mattino successivo.

Punto di partenza della nostra escursione è la borgata Mortera, nei pressi della Certosa 1515. Questa borgata, che conta un centinaio di abitanti stabili, sorge sulle pendici del monte Ciabergia, all’imbocco della Valle di Susa, ed è situata lungo la morena rissiana e wurmiana.

Perché la borgata Mortera si chiama così?

Nei dintorni ci sono toponimi legati soprattutto ad eventi guerreschi. Ad esempio il luogo sottostante è chiamato Pra Misola. La tradizione vuole che che soldataglie germaniche abbiano lasciato sul territorio il loro nefasto ricordo di cui superstite fu una bambina che avrebbe detto: “Sun sta mi sula”, ovvero “sono rimasta sola”. Inoltre c’è un sentiero che parte dalla borgata e scende fino alla frazione Bertassi, chiamato Sentiero dei morti perché un tempo era utilizzato per trasportare le salme dei murterin fino al cimitero Bertassi. Più probabilmente il nome della borgata Mortera è legato al latino MORTARIUM, ossia “ricettacolo di molte acque” perché attraversata da parecchi rivi tuttora visibili. 

Il Monte Pirchiriano (962 m) è una montagna sorta dalle profondità della Terra che oggi presenta vertiginose rupi costituite da rocce marine e da due torrenti. Deve il suo nome agli allevamenti di maiali che un tempo si trovavano sul suo territorio. Il suo nome deriva originariamente da Porcariano, ovvero “monte dei porci”, a causa dei numerosi allevamenti suini presenti in passato.

Numerosi animali popolano questi luoghi tra cui una curiosa colonia di camosci alpini composta da alcune decine di unità che hanno scelto questa area nonostante la bassa quota e che si fanno avvistare soprattutto nel lato della via ferrata Carlo Giorda. I camosci del Monte Pirchiriano sono arrivati autonomamente dal Parco Orsiera Rocciavrè e sono diventati stanziali. 

Il camoscio è facilmente riconoscibile per le corna uncinate nere, astucci cornei inseriti su supporti ossei che crescono continuamente anche se, a partire dal quinto anno di vita, avanzano in misura millimetrica. L’età può essere determinata contando gli anelli di crescita che interessano tutta la circonferenza delle corna. Il mantello estivo è di colore bruno mentre in inverno diventa molto più scuro, quasi nero. Il camoscio frequenta soprattutto praterie con canaloni, pietraie, cenge erbose e arbusteti. Preferisce nutrirsi di erba ma si adatta talvolta anche alle fibre (foglie, gemme, ramoscelli), licheni e aghi di pino durante i periodi di scarsa disponibilità. La struttura sociale si basa sulle coppie madre-piccolo (fino al secondo anno di vita) che si aggregano tra di loro mentre i maschi adulti vivono in genere solitari fino al momento dell’accoppiamento.

Cresta del Monte Pirchiriano sulla quale spunta un camoscio. Foto di Marco Sartori
Foto di Marco Sartori
Camosci valsusini. Foto di Marco Sartori, scrittore e guida ambientale escursionistica

La Sacra di San Michele sorge su una montagna di serpentinite sollevata dalle profondità del mantello terrestre nel corso dell’orogenesi alpina; è costituita da pietre marine risalenti ad oltre 100 milioni di anni fa. Ottimi materiali di costruzione, queste pietre verdi venivano estratte in una cava che prende il nome di Cava d’Andrade, proprio in prossimità della Sacra di San Michele.

Prima di arrivare sotto all’Abbazia, si possono osservare degli interessanti resti di una piccola chiesa romanica con absidi quadrate e semicircolari: si tratta del Sepolcro dei Monaci che presenta una pianta centrale ottagonale derivante dalla Rotonda dell’Anastasis, ovvero il luogo che Costantino nel IV secolo fece costruire a Gerusalemme per racchiudere la tomba di Cristo, un capolavoro architettonico che divenne un modello per le chiese a pianta circolare in Occidente.

Al ritorno è possibile sostare all’interno della magnifica Certosa 1515, un ex convento francescano che è stato completamente ristrutturato negli anni’90 grazie al Gruppo Abele di Don Ciotti. Oggi offre ampi spazi distribuiti come casa vacanze, sala di lettura, sala convegni e sala riunioni. Da segnalare anche l’ottimo Ristorante interno che offre piatti tipici della cucina locale.

Il convento è caratterizzato da una planimetria semplice e a pianta quadrata il cui lato sud è occupato per gran parte dalla facciata della chiesa. La parte ad est è occupata da un giardino e gli edifici sono a due piani. La chiesa è a navata unica e l’altare maggiore era in passato ornato da una grande ancona rappresentante San Francesco. Sulla parete est si possono ancora osservare pregevoli affreschi cinquecenteschi tra cui una Deposizione di grande scuola, attribuita a Defendente Ferrari (Chivasso, fra il 1480 e il 1485 – Torino, 1540 circa). Testimonianze importanti della sua opera si trovano nella Sacra di San Michele e nei musei piemontesi come la Galleria sabauda di Torino e il Museo Civico d’Arte Antica di Torino. Anche dentro l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso è conservato un suo meraviglioso polittico, commissionato dagli abitanti di Moncalieri dopo la liberazione dalla peste.

La Deposizione affrescata nella parete est della chiesa
Il cortile della Certosa 1515

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