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Il camoscio bianco

In un articolo non proprio recente della rivista “Piemonte Parchi 27” del 1989 e a pagina 12, è riportata una  testimonianza interessante che porta con sé qualcosa di magico e inatteso. È il racconto del naturalista Virgilio Giacchetto che nel 1974 si recò insieme a suo padre nella località Meye, sopra Pont Valsavarenche in Valle d’Aosta, per fotografare un raro esemplare femmina di camoscio bianco. I camosci albini sono caratterizzati dall’assenza totale delle “melanine”, ovvero di quei pigmenti che determinano la colorazione della pelle e dei peli che ricoprono il manto. L’albinismo ha origini ereditarie ma non è automatico che la prole dell’individuo albino debbano nascere anch’essi albini poiché si tratta di una eredità autosomica. La storia di questo camoscio bianco non è l’unica ad essere stata documentata: in Italia, individui completamente albini sono stati osservati in Piemonte, in Val d’Aosta e in Trentino.

Il camoscio di cui racconta Virgilio Giacchetto, fu avvistato per la prima volta nell’estate del 1968 nell’alta Valsavarenche presso il Colle del Nivolet, al confine tra la Valle d’Aosta e il Piemonte che visse per più di sette, perfettamente integrata nel suo branco tanto da dare alla luce diversi piccoli non albini. Purtroppo dopo l’inverno del 1974 non fu più avvistata e si ipotizzò la scomparsa per morte naturale oppure per mano di bracconieri. Secondo una legge non scritta, i camosci bianchi non andrebbero abbattuti perché una maledizione colpirebbe il cacciatore con l’avvento della morte entro un anno dal gesto compiuto.

Recentemente, il fotografo naturalista Alessandro Asta, ha osservato e fotografato in più occasioni un giovane individuo di camoscio nell’Alto Ticino, unico cantone della Svizzera situato interamente a sud delle Alpi. Le bellissime e preziose fotografie mostrano l’esemplare da solo e insieme ad un altro giovane camoscio non albino.

Fotografie di Alessandro Asta (Alto Ticino)
Il camoscio

Il camoscio, uno dei più caratteristici animali alpini, è un ungulato agile e veloce nel suo ambiente, capace di correre all’interno di ripidi canaloni e di scalare pareti impervie. Diffidente come la maggior parte degli animali selvatici, è però spesso visibile in ambiente naturale, nelle praterie alpine o al margine di pietraie. A volte è possibile osservare gruppetti di pochi esemplari (formati spesso dai maschi adulti non solitari) oppure gruppi più grandi, che possono contare anche qualche decina di elementi (costituiti da madri con piccoli, riunite assieme a qualche giovane maschio). Nell’arco della giornata le principali attività del camoscio, animale prevalentemente diurno, sono legate all’alimentazione e al riposo. Gran parte del cibo ingerito (che può superare i tre chilogrammi giornalieri) è costituito prevalentemente da vegetazione erbacea: consuma oltre 300 specie diverse, privilegiando graminacee e leguminose. Evita le fibre grezze finché possibile ma, quando le risorse si fanno ridotte, si adatta ad una forma di alimentazione più ampia. Nel periodo invernale la disponibilità di sostanze nutritive è poco diversificata, ma sufficiente alle fondamentali esigenze fisiologiche: l’attenzione è rivolta a licheni, erbe sempreverdi, gemme di arbusti e di alberi. L’assenza di acqua superficiale non è un fattore limitante: il camoscio la assume attraverso le piante o, in inverno, dalla neve.

Quando e dove osservarli

Un momento favorevole per osservare gli ungulati è quello degli amori, che per il camoscio cade tra ottobre e dicembre: durante questo periodo i maschi adulti si uniscono ai gruppetti di femmine e giovani, tendendo solitamente a difendere una determinata area dalle incursioni di altri maschi, potenziali contendenti. In maggio-giugno le femmine partoriscono uno o raramente due piccoli che, nonostante inizino a brucare autonomamente già dopo 20-30 giorni, rimangono a stretto contatto con la madre un
anno intero, fino al parto successivo. La vita media di un camoscio è di circa 10 anni, anche se sono documentati (rari) valori massimi di 15-18 anni per i maschi e 21-24 per le femmine.

Il camoscio è il tipico abitante dell’orizzonte montano, subalpino ed alpino; frequenta le aree forestali di conifere e latifoglie, ricche di sottobosco ed intervallate da pareti rocciose scoscese, radure e canaloni, cespuglieti, praterie, margini di pietraie e soprattutto cenge erbose al di sopra del limite della vegetazione arborea fino all’orizzonte nivale. In genere occupa una fascia altitudinale compresa tra i 1000 e i 2500 metri, anche se in zone con basso disturbo antropico può scendere fino a 400-500 metri. Mentre durante l’estate il fattore che governa la scelta dei territori è essenzialmente l’altitudine, d’inverno acquista maggior importanza la tipologia vegetazionale dell’ambiente in relazione ad eventi meteoclimatici, ed in particolare l’altezza del manto nevoso, elemento spesso più importante di una buona disponibilità di cibo.

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