Login

Sign Up

After creating an account, you'll be able to track your payment status, track the confirmation and you can also rate the tour after you finished the tour.
Username*
Password*
Confirm Password*
First Name*
Last Name*
Birth Date*
Email*
Phone*
Country*
* Creating an account means you're okay with our Terms of Service and Privacy Statement.
Please agree to all the terms and conditions before proceeding to the next step

Already a member?

Login

Sentiero del Castagno

Il Sentiero del Castagno è un antico itinerario che si trova sul versante sud della Valle di Susa. Collega i comuni di Mattie a Villar Focchiardo, passando da Bussoleno e San Giorio di Susa. Il sentiero attraversa antichi castagneti fiancheggiati da muretti a secco realizzati con lastre di pietra semi lavorate. Domenica 26 ottobre ho guidato il mio gruppo da San Giorio di Susa fino a Villar Focchiardo, con tappa al Castagneto Pian del Conte dove ci hanno accolto Pietro Chiaberto e sua moglie Laura.

Molto interessante è stato ascoltare il racconto di Pietro che da una vita intera si occupa di castanicoltura nel suo castagneto biologico che produce Marroni IGP della Val di Susa. Nel corso dell’ultimo secolo la superficie occupata dai castagneti da frutto in Piemonte si è drasticamente ridotta, passando dai 100.000 ettari circa ai 10.000 attuali, dei quali solo 4.000 ha circa sono ancora gestiti dal punto di vista agronomico; la gran parte è stata abbattuta e condotta a ceduo. Nonostante la contrazione delle superfici coltivate a frutto si è conservato lo straordinario patrimonio varietale tradizionale che oggi è stimato in circa 100 varietà (cultivar). In passato fondamentale fonte di alimento, di legno (da ardere, per costruzioni, paleria, attrezzi, cesteria) e di tannino per la concia delle pelli, oggi il castagno, oltre a vivere una crisi negli impieghi, ha gravi problemi fitosanitari che ne minacciano la sopravvivenza. 

Il Piemonte è una delle principali regioni italiane ed europee per diffusione e coltivazione del castagneto da frutto, il quale ne caratterizza il paesaggio di molte vallate alpine, in particolare nelle province di Cuneo e Torino, aree in cui si riscontrano numerose varietà e le produzioni maggiori. I castagneti da frutto hanno una distribuzione altitudinale compresa tra i 200 e i 1.200 metri s.l.m., e una esposizione prevalente settentrionale, che diviene quasi esclusiva nei distretti meno piovosi.

I suoli più idonei sono freschi, profondi e ben areati, con drenaggio buono e permeabilità moderatamente alta. Il castagneto, laddove in passato è stato esteso per necessità di sussistenza a stazioni non ottimali, per esposizione e caratteristiche dei suoli, se abbandonato va incontro a rapido deperimento e progressiva sostituzione con altre forme di copertura. Le cure colturali sono fondamentali per il mantenimento del castagneto da frutto in condizioni tali da preservare il vigore delle piante e di conseguenza la loro produttività e la qualità dei frutti, nonché la funzionalità dell’agroecosistema nel suo complesso. Aspetto fondamentale per non incorrere in fitopatie come il mal dell’inchiostro, è mantenere efficiente il sistema di sgrondo delle acque meteoriche evitando il ristagno idrico.

Veduta spettacolare sul Castagneto Pian del Conte

Percorrendo il sentiero che attraversa i castagneti di San Giorio sembra di attraversare un parco ben curato, con grandi alberi, un tappeto rasato alla perfezione, muretti e massi disposti ad arte. Questo stupendo paesaggio nasce dall’armonico connubio tra la meravigliosa opera della natura e il duro lavoro dell’uomo. Il lavoro nel castagneto comincia in inverno con le operazioni di potatura dove si esportano rami secchi e marcescenti per limitare la diffusione di pericolose malattie che potrebbero portare alla morte l’intera pianta. Con la primavera comincia la stagione degli innesti, il cui attecchimento è favorito dallo scorrere della nuova linfa. La pianta di marrone per fruttificare ha necessariamente bisogno dell’innesto e per il castagno se ne utilizzano soprattutto di due tipi: l’innesto a corona su piantine già ben sviluppate oppure l’innesto a zufolo su polloni dal diametro inferiore al centimetro. Quest’ultimo è quello tradizionalmente usato in Valle di Susa. Se osservi alcuni castagni si può ancora notare la cicatrice lasciata dal punto di innesto.

Antichi castagni che producono marroni

Verso giugno si pratica un primo taglio dell’erba che si ripete poi a settembre in vista della raccolta delle castagne. In mancanza di piogge i castagneti vengono irrigati, soprattutto a luglio-agosto. Alla fine di settembre ha inizio la raccolta che si fa a terra raccogliendo manualmente, uno ad uno, i frutti che cadono spontaneamente dopo l’apertura dei ricci sull’albero. Un tempo invece si preferiva abbacchiare i ricci non ancora completamente maturi, raccoglierli con delle apposite pinze di legno o di metallo, disporli in mucchi (ricciaia) e coprirli con frasche e teli. Qui le castagne subivano un processo di fermentazione le rendeva maggiormente conservabili. Dopo le festività dei Santi si iniziava ad aprire i ricci con degli strumenti di legno (il vatoù, simile a una zappa dentata) e il picòt, un martelletto piatto a due battenti. Terminata la raccolta il castagneto viene ripulito da foglie e ricci che vengono rastrellati in grandi mucchi e fatti bruciare per eliminare le larve del balanino delle castagne, un parassita che attacca i frutti quando si trovano ancora nel riccio. Quasi ovunque, secondo una lunga tradizione, era concessa la pratica del cosiddetto “ruspo”, ossia la possibilità che, terminata la raccolta, i poveri potessero entrare nei boschi e prendere le castagne ancora rimaste a terra perché sfuggite all’attenzione o trascurate in quanto troppo piccole. A loro sarebbero poi seguiti i maiali che avrebbero spazzato via tutto quello che restava.

I prodotti Pian del Conte

Proceed Booking